con I Fiati del San Carlo

 

Un programma interamente dedicato a Giovanni Paisiello, presenza ingiustamente rara nelle sale da concerto ma, in definitiva, anche nelle stagioni operistiche.

Nato per il recente bicentenario paiselliano, in questo programma si possono apprezzare, ad esempio, due Notturni (rinvenuti in occasione di una tournée a San Pietroburgo del 2011 e curati nella revisione critica da Giuseppe Settembrino), dedicati alla mecenate, Caterina II di Russia. Il notturno, forma musicale compiuta, di natura squisitamente elegiaca, venne sovente usato nel Settecento come sinonimo o sostitutivo a serenata, uno dei tanti generi, in cui Paisiello amò cimentarsi, per estrosa curiosità e propensione alla sperimentazione e, al tempo stesso, per il gusto di compiacere committenti e mecenati. Sine data - sappiamo solo che questi due componimenti appartengono al periodo russo (1777-1784) - i Notturni ci dischiudono, in una scrittura molto felice e precisa, il mondo della corte al tempo degli zar di fine Settecento: un salotto, un contesto intimo, una sorte di altolocata Hausmusik ottocentesca ante litteram, dove i notturni ritrovavano nel luogo d’esecuzione, quello della commissione diretta. L’organico di queste composizioni prevedeva originariamente: 2 clarinetti (quindi ancia semplice); 2 corni; 1 fagotto; voce di soprano e mezzo, e un basso continuo (cembalo, spinetta o contrabbasso). Paisiello amava molto i fiati, fagotti e clarinetti in particolar modo (non prestò ad esempio la medesima attenzione all’oboe), tanto che una delle quattro innovazioni, ammesse esplicitamente nella sua autobiografia, fu proprio l’aver inserito “li fagotti e li clarini” nell’orchestrazione operistica. I manoscritti di Pietroburgo sono autografi; copie di questi successivamente giunsero in Italia, ad esempio a Verona e ancora Ostiglia, ma sempre per mano di copisti, merito dunque a Giuseppe Settembrino per aver rinvenuto e studiato la scrittura originale. Successivi ai Notturni, da un punto di vista cronologico, sono i brani scelti, estratti da due titoli, che Paisiello portò in musica di ritorno dalla Russia: L’amore ingegnoso, intermezzo andato in scena per la prima volta nel 1785 al Teatro Valle di Roma e I Zingari in Fiera, commedia per musica rappresentata nel novembre 1789 al Teatro del Fondo (oggi Teatro Mercadante) e nel dicembre del medesimo anno alla Reggia di Caserta. L’alternanza del repertorio proposto mira a far risaltare ora la raffinata scrittura vocale, per soprano e mezzosoprano, ora quella strumentale, qui riarrangiata e affidata a 2 flauti, 2 clarinetti, 2 corni, 1 fagotto e 1 contrabbasso più cembalo, che sostengono un’architettura musicale originariamente concepita per un’orchestra di 50 elementi circa.
(estratto dalla guida all’ascolto di Francesca Zardini contenuta nel programma di sala del concerto del 30 maggio 2016 al Teatro di Corte di Palazzo Reale a Napoli)


PROGRAMMA

I Zingari in Fiera (1789). Sei quadri musicali per flauti, clarinetti, corni, fagotto e basso continuo (n. 1-4)
n. 1 : Sei morelli e quattro bai
n. 2: Pandolfetto Graziosetto
n. 3 Sospiro e mi vergogno
n. 4 Vedetela, vedetela
Revisione critica a cura di Giuseppe Settembrino

L’Amore Ingegnoso (1785): Idolo mio io m’alleta ogn’ora. Aria per soprano, clarinetto obbligato e basso continuo
I Zingari in Fiera: Mi hanno detto. Aria per mezzosoprano, fagotto obbligato e basso continuo
Revisione critica a cura di Giuseppe Settembrino

I Zingari in Fiera (1789). Sei quadri musicali per flauti, clarinetti, corni, fagotto e basso continuo (n. 5-6)
n. 5: Chi vuol la Zingarella
n. 6: È vero che in casa
Revisione critica a cura di Giuseppe Settembrino
 
2 Notturni (S. Pietroburgo 1777-1784)
Per soprani e fiati e basso continuo


Gemma Bertagnolli, soprano
Monica Bacelli, mezzosoprano

I FIATI DEL TEATRO DI SAN CARLO
Bernard Labiausse, Gianpiero Pannone, flauti
Sisto Lino D’Onofrio, Luca Sartori, clarinetti
Ricardo Serrano, Salvatore Acierno, corni
Giuseppe Settembrino, fagotto
Paolo Di Iorio, contrabbasso

Francesco De Mattia, clavicembalo